10 dicembre 2025
Traduzione non ufficiale
I seguenti Stati: Danimarca, Italia, Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, San Marino, Serbia, Slovacchia, Svezia, Ucraina e Regno Unito, che si sono allineati a questa Dichiarazione, riaffermano la loro forte convinzione nel Consiglio d’Europa e nei valori europei, nella democrazia, nello Stato di diritto e nei diritti umani. Siamo impegnati nel rispetto del diritto internazionale e della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (di seguito “la Convenzione”) quale pilastro di questo ordine internazionale, e riaffermiamo il nostro impegno nei confronti della Convenzione e il nostro sostegno al lavoro e all’indipendenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito “la Corte”) e alla sua giurisdizione, così come definita dalla Convenzione. Richiamando la Dichiarazione di Reykjavík, riaffermiamo il nostro impegno verso il concetto di “sicurezza democratica”.
I nostri governi hanno il dovere di garantire alle proprie popolazioni i diritti umani e le libertà fondamentali, incluso il diritto di vivere in pace, libertà e sicurezza, di preservare i valori delle nostre società e di proteggere efficacemente le frontiere, prevenire gli attraversamenti illegali e contrastare le reti di trafficanti di migranti. Tuttavia, i diritti e le libertà delle nostre popolazioni sono messi in discussione da persone che abusano della nostra ospitalità commettendo reati gravi, dal traffico di esseri umani e dalla strumentalizzazione dei migranti.
Queste sfide complesse e dirompenti, che le nostre società si trovano ad affrontare e che mettono alla prova la capacità del quadro attuale, erano in parte impreviste al momento dell’elaborazione del sistema convenzionale e della Convenzione, oppure si sono evolute in modo significativo nel tempo. Nell’affrontare tali sfide nel pieno rispetto del diritto internazionale, gli Stati hanno il dovere fondamentale di salvaguardare la sicurezza nazionale, proteggere le nostre democrazie e garantire la sicurezza delle persone all’interno delle rispettive giurisdizioni. Se non si riconoscono e non si affrontano adeguatamente queste sfide, si rischia di minare proprio i diritti e le libertà fondamentali che la Convenzione intende proteggere, erodendo così la fiducia nell’intero sistema convenzionale.
Prendendo atto della lettera firmata il 22 maggio 2025 da un gruppo di Capi di Stato e di Governo, che ha avviato questo processo successivamente sviluppatosi attraverso un confronto ampio e inclusivo, promuoviamo pertanto una discussione aperta e costruttiva all’interno del Consiglio d’Europa e con il suo Segretario Generale, al fine di elaborare una risposta adeguata per proteggere il sistema della Convenzione da tentativi di distorsione e indebolimento. Apprezziamo e accogliamo con favore l’apertura e il contributo del Segretario Generale nel facilitare questo importante dialogo, nel pieno rispetto del sistema convenzionale e dell’integrità della Corte.
Nel trattare, nell’ambito della Convenzione, le sfide relative all’espulsione di criminali stranieri, alla gestione dei flussi migratori e alla cooperazione con Paesi terzi in materia di asilo e procedure di rimpatrio, nonché alle procedure di allontanamento e alla strumentalizzazione della migrazione, è necessario trovare un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi individuali dei migranti e i rilevanti interessi pubblici legati alla difesa della libertà e della sicurezza nelle nostre società.
In tale contesto, gli Stati allineati a questa Dichiarazione ritengono imprescindibile garantire che il quadro della Convenzione sia idoneo ad affrontare le sfide odierne, in particolare per rispondere ai seguenti ambiti:
– Espulsione di stranieri condannati per reati gravi: il principio di partenza è che uno Stato Parte possa espellere stranieri condannati per reati gravi anche qualora essi abbiano instaurato legami nel Paese ospitante, ad esempio una vita familiare. In linea con i principi di questa Dichiarazione, è essenziale riequilibrare il bilanciamento previsto dall’articolo 8 della Convenzione, attribuendo maggiore peso alla natura e alla gravità del reato commesso e minore rilievo ai legami sociali, culturali e familiari del criminale straniero con il Paese ospitante e con quello di destinazione. L’obiettivo di tale riequilibrio è evitare che stranieri condannati per reati gravi, inclusi gravi reati violenti, aggressioni sessuali, criminalità organizzata e tratta di esseri umani e di stupefacenti, non possano essere espulsi.
– Chiarezza sul trattamento inumano e degradante: l’ambito di applicazione del “trattamento inumano e degradante” ai sensi dell’articolo 3, che è un diritto assoluto, dovrebbe essere limitato alle ipotesi più gravi, in modo da non impedire agli Stati Parti di adottare decisioni proporzionate in materia di espulsione di criminali stranieri o di allontanamento o estradizione, anche in casi che sollevano questioni relative all’assistenza sanitaria o alle condizioni detentive.
– Soluzioni innovative e durature in materia migratoria: uno Stato Parte non dovrebbe essere impedito dal cooperare con Paesi terzi in materia di procedure di asilo e rimpatrio, purché siano salvaguardati i diritti umani dei migranti irregolari.
– Decisioni in materia migratoria: uno Stato Parte non dovrebbe essere ostacolato nell’applicare regole e procedure chiare che consentano decisioni tempestive ai sensi dell’articolo 8, successivamente eseguibili, e che riflettano un adeguato bilanciamento tra i diritti individuali e l’interesse pubblico.
– Strumentalizzazione della migrazione: riconoscendo il contesto geopolitico estremamente sensibile e la necessità di garantire adeguatamente la sicurezza nazionale e la sicurezza pubblica, anche nei casi in cui i diritti umani e le libertà fondamentali siano oggetto di abuso e di utilizzo strumentale da parte di regimi ostili o di singoli richiedenti con fini ulteriori, con effetti negativi sul sistema della Convenzione.
Nell’affrontare tali sfide, gli Stati allineati a questa Dichiarazione richiamano l’importanza dei seguenti principi chiave nell’interpretazione e nell’applicazione della Convenzione:
- il diritto degli Stati, in base a un principio consolidato di diritto internazionale e nel rispetto degli obblighi derivanti dai trattati, di controllare l’ingresso, il soggiorno e l’espulsione degli stranieri dai propri territori, che deve orientare l’interpretazione della Convenzione;
- il principio di sussidiarietà, secondo cui la responsabilità primaria di garantire i diritti e le libertà sanciti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli spetta agli Stati Parti, che dispongono di un margine di apprezzamento nell’adempiere a tale compito;
- il principio di responsabilità condivisa, in base al quale spetta in primo luogo agli Stati Parti stessi, attraverso i propri giudici nazionali e nell’ambito del margine di apprezzamento definito dalla Corte, garantire il rispetto delle garanzie della Convenzione e prevenire che la Corte diventi una quarta istanza;
- il principio di proporzionalità, che richiede di bilanciare la tutela dei diritti con la salvaguardia della sicurezza nazionale e la protezione della sicurezza e dell’ordine pubblico, attribuendo a tali valori un peso adeguato;
- il principio del de minimis, cui deve essere attribuita applicazione uniforme;
- la dottrina dello “strumento vivente”, che deve tener conto in modo appropriato degli sviluppi, sia fattuali sia giuridici, intervenuti in misura significativa negli ultimi decenni e non previsti al momento della redazione della Convenzione;
- il concetto di “democrazia capace di difendere se stessa”, volto a prevenire l’abuso dei diritti e delle libertà fondamentali da parte di regimi ostili o di singoli richiedenti con fini ulteriori.
Gli Stati allineati a questa Dichiarazione accolgono con favore la proposta in quattro punti del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che include l’adozione di una dichiarazione su migrazione e Convenzione in occasione della riunione dei Ministri degli Affari Esteri del 15 maggio 2026 a Chișinău (Moldova), e restano pronti a collaborare in modo costruttivo con il Consiglio d’Europa, e, per gli Stati membri dell’UE, tenendo debitamente conto delle implicazioni in relazione alle iniziative dell’Unione e al diritto dell’UE applicabile.
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